Boccione d’acqua o distributore d’acqua a rete idrica? Scopri le differenze

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Il motivo per cui in molti uffici o attività aperte al pubblico si fa ancora uso del boccione d’acqua è sempre lo stesso: qualcuno ci ha inculcato la convinzione che l’acqua del rubinetto non si possa bere!

Come abbiamo più volte avuto occasione di ripetere ai nostri lettori questo non è assolutamente vero perché l’acqua di rubinetto è invece sottoposta a molti più controlli rispetto quella imbottigliata. Deve infatti poter essere dichiarata in ogni momento e in ogni punto della rete idrica “potabile”, ovvero adatta al consumo umano ed animale. 

È però vero che per ottenere il massimo livello di sicurezza e fare in modo che i nostri rubinetti siano raggiunti da acqua priva di virus e di batteri e microbiologicamente pura è necessario disinfettarla con il cloro.

Il cloro è aggiunto in piccolissime quantità, non pericolose per la salute (la normativa italiana su questo punto è ben più attenta e stringente che in altri paesi). L’unico svantaggio della clorazione è costituito dal sapore che l’acqua di rubinetto può assumere: essa resta dunque senz’altro potabile e sempre preferibile a quella imbottigliata dal punto di vista dell’impatto ambientale, ma può presentare un retrogusto indesiderato.

Questo tuttavia non è un motivo valido per ricorrere all’acquisto di plastica inutile sotto forma di acqua minerale o boccioni d’acqua: l’acqua di rubinetto può infatti essere trattata con un depuratore collegato alla rete idrica.

Ma quali sono le più grandi differenze tra un sistema di microfiltrazione dell’acqua collegato alla rete idrica e un sistema a boccioni d’acqua?

Boccione d’acqua o impianto a rete idrica? Valuta tu stesso

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La prima differenza è sotto gli occhi di tutti. Nel boccione l’acqua si accumula all’interno di un recipiente in PET mentre nel caso dell’erogatore alla spina l’acqua viene prelevata in tempo reale dal rubinetto.

Diversi studi hanno dimostrato i pericoli insiti nell’accumulo, come lo sviluppo di batteri e il rilascio nell’acqua di sostanze nocive e addirittura cancerogene. Tale rilascio si verifica soprattutto quando le condizioni di trasporto e stoccaggio dei contenitori in plastica non sono ottimali e i boccioni d’acqua sono per esempio sottoposti a surriscaldamento. 

Purtroppo il consumatore finale non ha alcuna possibilità di verificare tali condizioni. Deve anzi preoccuparsi in prima persona della conservazione delle scorte, adibendo per le stesse un’area o uno spazio dedicato, al riparo dalla luce diretta del sole, fresco, arieggiato e igienico.

Non è tutto. L’acqua erogata da un dispenser collegato alla rete idrica non entra mai in contatto con l’ambiente esterno. Un boccione d’acqua per funzionare deve invece aspirare aria dall’ambiente ad ogni erogazione. In caso di contaminazione dell’aria dunque sarebbe compromessa anche la sicurezza dell’acqua contenuta nel boccione.

A questo proposito giova anzi ricordare che gli erogatori Waterlogic by Acqualys in particolare sono stati testati con successo contro il SARS-CoV-2 dall’equipe scientifica guidata dal dottor Charles P. Gerba e costituita dai microbiologi del Water & Energy Sustainable Technology Center dell’Università dell’Arizona. 

Gli esperti hanno dimostrato che la tecnologia di filtrazione brevettata da Waterlogic e nota come “Firewall®” non è solo efficace contro i patogeni che causano Legionella, Salmonella, E. coli, Epatite e Rotavirus ma anche contro il Coronavirus.

In linea generale dunque un erogatore d’acqua alla spina Waterlogic by Acqualys è molto più sicuro del boccione d’acqua.

È anche, questo è evidente, più pratico: non occorre trasportare nessun peso, il sistema di erogazione non va ricaricato perché la ricarica non si esaurisce mai! 

Naturalmente gli erogatori d’acqua a rete idrica richiedono una minima manutenzione per assicurarsi che i filtri lavorino sempre alla massima efficienza. Nel caso dei distributori Acqualys il costo della manutenzione è compreso nel prezzo fisso mensile, senza picchi di spesa stagionali o sorprese.

In tema di costi possiamo invece senz’altro affermare che il boccione d’acqua ha un prezzo manifesto e molti altri nascosti. 

La parte visibile della spesa è costituita dal costo di acquisto o noleggio del distributore e dalla fornitura periodica delle “ricariche”. I costi nascosti riguardano invece:

  • l’impegno profuso dal dipendente o dalla persona comunque incaricata di organizzare gli approvvigionamenti (siamo certi che potrebbe occuparsi di questioni ben più importanti);
  • lo spazio occupato per lo stoccaggio;
  • il costo ambientale in termini di produzione, consumo e smaltimento della plastica;
  • la difficoltà di programmazione della spesa per il consumo variabile di acqua da bere (di più in estate, di meno in inverno);
  • i potenziali rischi per la salute degli utilizzatori del boccione d’acqua.

I boccioni d’acqua sembrano insomma appartenere ad una filosofia di gestione dell’ufficio e delle esigenze del personale antiquata e poco appetibile per le nuove generazioni

La direzione in cui andiamo è infatti quella dell’azienda sostenibile i cui dipendenti non inquinano perché lavorano di più da casa né fanno uso di plastica perché possono ricaricare le proprie borracce con l’acqua del distributore d’acqua alla spina quando sono in ufficio.

Sembra quindi anacronistico restare ancorati a tecnologie davvero poco intelligenti, destinate a estinguersi tra qualche anno, non credete?

 

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