Nebbia come possibile fonte di acqua pura

Acqua di nebbia

Catturare l’umidità della nebbia e trasformarla in acqua pura, purissima, da bere: una chimera? Un gruppo di ricercatori cileni non la pensa così, tanto che è riuscito a compiere l’impossibile. Nessuno ci credeva, nessuno ci avrebbe scommesso, eppure è così: dalla nebbia si può ricavare acqua pura.

 

Non si tratta di un progetto però nuovissimo, né limitato al Cile: ci sono infatti zone desertiche in Africa in cui, con speciali teli raccogli-umidità, si riesce a ricavare acqua. Persino dove l’acqua è un bene preziosissimo. Trovare acqua pura, lo sappiamo, sarà sempre più difficile: per questo è importante farne economia, per esempio usando un distributore d’acqua, che permette di risparmiare dal 20% al 40% rispetto a quanto si spende con i boccioni d’acqua.

 

Acqua potabile, acqua per tutto

 

Sono tanti i possibili impieghi per la cosiddetta “acqua di nebbia”: qualcuno vorrebbe usarla per una linea di cosmetici (dopo la bava di lumaca e il veleno di ape, un tonico a base di nebbia sarebbe richiestissimo), qualcuno per fabbricare birra e altri ancora, più saggiamente, come fonte d’acqua per le comunità che vivono nelle aree più aride della Terra.

 

L’umidità viene quindi “catturata” attraverso le maglie di una rete, rete che si ispira a una pianta del deserto cileno di Atacama. Il merito della scoperta va ai ricercatori dell’università cilena Adolfo Ibanez, di Vina del Mar. In realtà, come dicevamo, è da tempo che si è pensato alla nebbia come fonte d’acqua. Sin dagli anni Sessanta si è capito il potenziale della nebbia, come precisa Juan de Dios, dell’Università Cattolica di Santiago.

 

In Cile sono stati tanti i progetti sviluppati, però tutti con maglie tradizionali e seguiti con poca o nulla manutenzione. Senza imprese disposte a investire, inoltre, è difficile portare avanti il progetto. A oggi, quindi, l’acqua di nebbia è piuttosto cara da produrre, ma una volta prodotta è già potabile, non necessitando di ulteriori trattamenti.

 

Ispirazione dalla natura

 

La novità è stato cercare di migliorare la resa delle maglie e renderle più appetibili per il mercato. A questo scopo, è stata studiata una pianta che cresce nel deserto di Atacama, la Tillandia landebeckii. Si tratta di una pianta senza radici, che riesce a sopravvivere in zone aridissime, nutrendosi esclusivamente di nebbia. È capace di vivere senza terra e senza acqua: un vero miracolo, che gli studiosi hanno analizzato per capire come replicare il fenomeno su più ampia scala e in modo artificiale.

tillandsia landebeckii

La pianta, grazie ai suoi rami molto fini e a una sorta di pellicola che la avvolge, assorbe e immagazzina l’acqua. Il nuovo prototipo di rete, di un solo 1 metro quadrato, ha raccolto in 2 settimane 85 litri, contro i 20 che si raccolgono con le maglie ora in uso. Certo, ora bisognerà trovare investitori interessati al progetto, ma il prototipo è praticamente pronto, e molto più efficiente delle reti tradizionali.

 

Cosa si fa in Italia

 

Anche in Pianura Padana è stato sviluppato un progetto simile: si è cercato di sfruttare le frequenti nebbie che si sviluppano tra Milano e Torino, per produrre acqua pura. Ci hanno pensato l’Alta Scuola Politecnica dei Politecnici di Milano e Torino dando vita al progetto WaLi (WAter for Life): una volta catturata la nebbia, le gocce di rugiada vengono trasformate in acqua attraverso le maglie di tessuti. La nebbia, insomma, è una vera e propria risorsa idrica da non sottovalutare

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