La storia dell’acqua potabile

Non solo la vita sulla Terra ma anche la storia della civiltà è strettamente legata all’acqua. Dall’acqua o dalla sua mancanza dipende la nostra stessa esistenza e si potrebbe anche dire che il progresso, comunque lo si voglia intendere, è fondato sull’acqua, sulla sua disponibilità e sul suo utilizzo.

È quasi dall’inizio della storia dell’uomo che affrontiamo lo stesso problema: come ottenere acqua potabile per il fabbisogno nostro e degli animali. Ma solo in età molto avanzata, attorno al XIX secolo, abbiamo iniziato a interrogarci sulla sua salubrità e abbiamo conquistato soluzioni per renderla igienicamente perfetta.

L’acqua nei primi villaggi

I primi insediamenti stabili con una sussistenza che dipendeva largamente dall’acqua risalgono a 10.000 anni fa. L’espansione della popolazione rese necessaria la costruzione di villaggi ben organizzati che si sarebbero poi, nel corso della storia, evoluti in città ed infine in stati.

Garantire agli abitanti la disponibilità di acqua priva di agenti patogeni fu una questione che l’uomo fu costretto ad affrontare molto presto e la cui risoluzione costituì uno dei prerequisiti dell’urbanizzazione.

Tuttavia lo stato delle conoscenze e le tecnologie disponibili non permettevano di distinguere facilmente l’acqua pura da quella contaminata. Si ricorreva così all’uso dei sensi: per tutta l’antichità l’acqua insipida, fresca, inodore e incolore è stata considerata la migliore e l’acqua stagnante, dotata di sapore ed odore è stata evitata.

Che i popoli antichi non sottovalutassero affatto il problema della potabilità dell’acqua ce lo dicono miti e leggende: in queste narrazioni l’acqua assume spesso un significato di purificazione e pulizia spirituale.

Ad un certo punto però i primi filosofi e i primi medici della Grecia Antica iniziarono a scrivere a proposito dell’importanza dell’acqua per la salute pubblica.

Secondo Vitruvio, per esempio, le aree paludose dovevano essere evitate quando si sceglieva il sito per una nuova città. Plinio il Vecchio aveva raccolto nelle sue opere alcune opinioni su quale tipo di acqua fosse la migliore. Galeno, uno dei medici più famosi di tutti i tempi, riassunse le qualità che rendevano l’acqua più igienica.

Antica Grecia , Roma e Medioevo

Nel periodo compreso tra il 500 a.C. e il 500 d.C. aumentano le fonti archeologiche e le testimonianze scritte e questo ci permette di indagare più a fondo il rapporto tra acqua e salute delle persone.

Durante la prima urbanizzazione europea le misure adottate per la trasformazione dell’acqua piovana in acqua potabile furono impressionanti: si utilizzavano serbatoi di sedimentazione, setacci, filtri e si tentò la strada dell’ebollizione, presto abbandonata perché i combustibili, legna compresa, diventarono rapidamente merce rara.

Sappiamo con certezza che i centri urbani avevano seri problemi di salute pubblica. Gli antichi Greci e Romani erano, per esempio, abbastanza consapevoli dei pericoli dell’acqua proveniente dalle colline e dalle montagne in cui si praticava l’attività mineraria, ma non avevano gli interessi né i mezzi per affrontare adeguatamente la questione.

Anche la gestione dell’acqua non destinata all’alimentazione era problematica.
I romani non utilizzavano carta igienica, i bagni pubblici -destinati ai poveri che non ne avevano di privati- erano angusti e non esisteva un modo decente di lavarsi le mani. I bagni domestici dei ceti più in alto nella scala sociale si trovavano, invece, vicino alle cucine: tutto ciò creava ottime opportunità per la proliferazione di virus e batteri. A quel tempo le infezioni causate dall’acqua erano tra le prime cause di morte tra la popolazione.

Dopo la caduta dell’Impero romano, i sistemi di approvvigionamento idrico e le reti fognarie subirono cambiamenti fondamentali in tutta Europa. Le città, i castelli e i monasteri medievali erano dotati di pozzi, fontane e cisterne propri.
I bagni pubblici erano però ancora troppo modesti ed inadeguati alle esigenze di città che crescevano costantemente.

La mancanza di servizi igienici adeguati ha senz’altro aumentato gli effetti delle epidemie nelle città medievali europee.
A causa delle preoccupazioni sulla sua purezza, alimentate soprattutto dai medici, i medievali consumavano poca acqua da bere e preferivano sostituirla con vino ed altre bevande alcoliche.

Industrializzazione e sfide future

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Nel corso del XIX secolo è stato definito con più chiarezza il ruolo dell’acqua nella trasmissione di alcune importanti malattie come il colera, la dissenteria e la febbre tifoide.

Con l’inizio dell’industrializzazione i problemi di salute pubblica e ambientali hanno travolto i governi in misura assai maggiore che in passato e alcune nuove tecnologie hanno suggerito i rimedi.

La clorazione sistematica dell’acqua potabile, in particolare, è una conquista relativamente recente, e ha aperto la strada a un’era in cui i problemi causati dall’acqua inquinata sembrano appartenere a un lontano passato.

Eppure ancora oggi nel mondo circa 10.000 persone muoiono ogni giorno a causa di patologie dovute alla mancanza di acqua sicura e servizi igienici adeguati.

La carenza di acqua potabile può considerarsi un problema globale, che ci riguarda tutti, ma affligge in modo particolare le zone povere del mondo. Qui donne, bambini e ragazze devono raccogliere l’acqua dalle fonti durante tragitti estenuanti. Questo compito impedisce ai più giovani di andare a scuola e diventare, un giorno, cittadini attivi e consapevoli.

L’uso corretto delle tecnologie di trattamento dell’acqua potrebbe garantire la salubrità della stessa anche a una popolazione in crescita costante ma occorre che i governi si impegnino negli investimenti necessari. Di quale progresso possiamo parlare, altrimenti?