Allarme fibre di plastica nell’acqua potabile: sono presenti in tutto il mondo

Allarme fibre di plastica nell'acqua del rubinetto, tutto il mondo è colpito da questo problema

Miliardi di persone sulla terra bevono, ogni giorno, acqua potabile contaminata da microscopiche fibre di plastica. La lista dei Paesi in cui sono state rinvenute è lunga ma tra questi, per fortuna, l’Italia non c’è.

La rivelazione arriva da uno studio condotto dall’organizzazione no-profit Orb Media, condiviso in esclusiva con il quotidiano The Guardian. Il problema dell’eccesso di plastica prodotta (8,3 miliardi di tonnellate negli ultimi 60 anni), forse, è stato troppo sottovalutato e, questa scoperta, è stata per tutti una vera e propria doccia fredda.

I ricercatori di Orb Media, insieme al team di studiosi dell’Università Statale di New York e dell’Università del Minnesota, hanno analizzato 159 campioni di acqua potabile raccolta in varie città di tutto mondo e, tra questi, ben l’83% è risultato essere contaminato.

In cima alla lista ci sono gli USA, ma anche in Europa (in particolare in Germania, Francia e UK) le cose non vanno molto meglio. Infatti, in media, il numero di microplastiche rinvenute ogni 500 ml di acqua varia dal 4,8% degli Stati Uniti all’1,9% dell’Europa.

Il primato negativo è degli Stati Uniti

I ricercatori di Orb Media hanno fatto una scoperta davvero sorprendente, soprattutto per gli USA: il 94% dell’acqua che sgorga dai rubinetti americani è contaminata da microplastiche. Non è esclusa nemmeno quella del Congresso degli Stati Uniti, della sede dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e quella “presidenziale” del ristorante Trump Grill nella Trump Tower di New York. Al secondo posto c’è il Libano mentre al terzo, l’India.

Quali fibre di plastica si trovano nell’acqua?

Anche l'acqua potabile che sgorga dal rubinetto è inquinata da microplastiche. Bisogna fare qualcosa per risolvere il problemaLo studio ha dimostrato che le tipologie di microplastiche presenti nell’acqua sono davvero molte e che alcune di loro fanno parte del nostro quotidiano:

  • fibre sintetiche dei capi d’abbigliamento quali pile, acrilico e poliestere che vengono rilasciati a ogni lavaggio;
  • polvere di stirene-butadiene degli pneumatici. Auto, moto e camion ne disperdono più di 20 grammi ogni 100 chilometri percorsi;
  • polvere delle vernici usate comunemente (ad esempio quelle che si adoperano per imbiancare le pareti di casa);
  • fibre sintetiche trasportate dall’aria direttamente in mare:
  • micro perle contenute nei cosmetici;
  • frammenti, anche piccolissimi, di posate, sacchetti, bottiglie e altri contenitori di plastica.

Gli impianti di depurazione delle acque reflue, purtroppo, riescono a intercettare e bloccare solo il 50% delle microplastiche presenti nell’acqua, le altre, purtroppo, vengono portate dai sistemi idrici fino alle condutture delle case ed entrano in circolo nell’acqua potabile.

Cosa fare per ridurre la produzione di microplastiche

Ognuno di noi può fare qualcosa per cercare di ridurre il quantitativo giornaliero di micro fibre di plastica prodotte nel mondo, bastano alcuni semplici gesti:

  1. non utilizzare i sacchetti di plastica. Forse non tutti sanno che l’impiego medio di un sacchetto di plastica è di 12 minuti circa; subito dopo viene buttato. Nel mare, però, un sacchetto continua la sua esistenza anche per più di 500 anni;
  2. evitare di usare le cannucce di plastica. Anche in questo caso, come per i sacchetti, l’uso che le persone ne fanno è limitato a pochi minuti (il tempo di una bibita), ma le cannucce continuano la loro esistenza per secoli nelle discariche e nell’ambiente che ci circonda;
  3. usare con poca frequenza capi sintetici e pile e, dopo averli usati, lavarli in un’unica tranche con lavaggio delicato;
  4. sciacquare i pennelli sporchi di vernice non sotto l’acqua corrente, bensì immergerli in un contenitore di acqua e sapone neutro e poi, una volta puliti, eliminare il liquido sporco portandolo in discarica;
  5. ridurre l’uso delle auto e quindi il consumo degli pneumatici. Ne gioveranno l’aria che respiriamo e, di conseguenza, l’acqua che beviamo;
  6. usare, per quanto possibile, prodotti fatti con materiali ecologici, riciclati e biodegradabili;
  7. diminuire drasticamente il consumo di acqua e bibite contenute in bottiglie di plastica. Meglio le bottiglie di vetro oppure, nel caso dell’acqua, perché non rifornirsi alle “case dell’acqua” comunali oppure utilizzare gli appositi distributori?

 

Sapere con certezza che i residui di fibre di plastica possono essere ingeriti attraverso l’acqua potabile che esce dal rubinetto e che usiamo tutti i giorni, è una notizia che ci deve mettere in allerta.

Non sono ancora chiari i rischi per la salute, servono ulteriori studi in merito, ma ci sono buone probabilità che le microplastiche facciano male al nostro organismo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che se l’acqua corrente è contaminata, potrebbero esserlo anche gli alimenti di cui ci nutriamo perché tra gli ingredienti contengono proprio l’acqua.