4 ottimi motivi per non bere acqua dalle bottiglie di plastica

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Uno studio condotto l’anno scorso dal Censis ha evidenziato che il 90% degli Italiani beve l’acqua dalla bottiglia di plastica, preferendola a quella del rubinetto. Come abbiamo ricordato anche in altre occasioni nel nostro blog, gli italiani sono i primi in Europa per consumo di acqua in bottiglia e addirittura detengono il secondo posto nel mondo, preceduti solo dai messicani.

Un’abitudine imbarazzante e che risulta anche ingiustificata se si tiene conto che la rete idrica nazionale raggiunge quasi il 99% della popolazione ed è sottoposta ad una media di 300 mila controlli all’anno: l’acqua dei nostri rubinetti non è, dunque, solo potabile ma può anche essere fruita in totale sicurezza nella stragrande maggioranza dei comuni.

Ma perché bere acqua dalle bottiglie di plastica è una pratica da scoraggiare?

1. Ingestione di sostanze pericolose

Gli studi a proposito delle sostanze dannose contenute nell’acqua delle bottiglie di plastica sono stati condotti in tutto il mondo e giungono a conclusioni simili. Ne va citato senz’altro uno autorevole, realizzato dall’Università statale di New York, secondo cui più del 90% dei campioni prelevati è risultato contaminato da micro plastiche, in quantità sensibilmente maggiore rispetto l’acqua di rubinetto.

Ma restando entro i confini nazionali i risultati non cambiano considerevolmente: l’università di Perugia ha recentemente stimato la presenza di un vasto numero di sostanze rischiose e cancerogene. Si tratta di aldeidi, monomeri, antimonio, e persino della formaldeide. Formaldeide e acetaldeide sono i composti responsabili dell’odioso e caratteristico “sapore di plastica” che si sperimenta occasionalmente bevendo l’acqua in bottiglia.

Secondo gli esperti il rilascio di queste sostanze è quasi sempre dovuto alle condizioni di stoccaggio e trasporto dell’acqua e alla sua esposizione al sole. Anche se le bottiglie di PET non contengono, in condizioni normali, concentrazioni troppo alte di formaldeide non possiamo ottenere garanzie, all’atto d’acquisto, in merito al precedente corretto stato di conservazione. Qual è stato il viaggio di quelle bottiglie prima di giungere nelle nostre mani? Anche quando ponessimo attenzione a seguire alla lettera le raccomandazioni in etichetta (“Conservare in luogo fresco ed asciutto, lontano da fonti di calore”), come possiamo essere certi che chi ci ha preceduto abbia fatto lo stesso?

2. L’acqua minerale è un business e una moda

L’acqua in bottiglia costa circa 1.000 volte più di quella del rubinetto. I consumatori sono convinti che ciò sia dovuto al fatto che è sottoposta a diversi test, ma è vero proprio il contrario e cioè che l’acqua del rubinetto è normalmente più controllata di quella in bottiglia.

Secondo Legambiente le acque in bottiglia alimentano nel nostro paese un giro d’affari di 10 miliardi: i guadagni per le aziende produttrici sono molto alti, anche perché i canoni concessionari sono irrisori, ovvero circa 1 millesimo di euro al litro, quindi 250 volte meno del prezzo medio pagato dal consumatore per una bottiglia. Molte aziende, inoltre, millantano “effetti miracolosi” del prodotto, dovuti a benefici poco chiari, dettati dalla moda del momento.

3. La sicurezza microbiologica dell’acqua in bottiglia diminuisce progressivamente dal momento dell’apertura

Dal momento in cui una bottiglia d’acqua viene aperta sono numerose le occasioni di contatto con germi e batteri, che la plastica trattiene facilmente e più del vetro. Questo fenomeno si amplifica, naturalmente, quando si beve direttamente dalla bottiglia e tocca le sue massime conseguenze quando la bottiglia viene riutilizzata più e più volte. Anche sotto questo profilo, dunque, è evidente il vantaggio dell’acqua di rubinetto, che viene consumata sul momento.

4. Danno ambientale

È quasi superfluo soffermarsi sul danno prodotto dalle bottiglie di plastica a livello ambientale. Le notizie di cronaca che siamo ormai (tristemente) abituati a leggere documentano lo scenario allarmante di centinaia di migliaia di tonnellate di plastica che, sversate nei nostri oceani, danno vita a inquietanti isole artificiali.

In occasione della Giornata degli Oceani 2019 il WWF ha stimato che nel Mar Mediterraneo finiscono 33 mila bottiglie di plastica al minuto! Attori inconsapevoli di questo drammatico spettacolo sono, loro malgrado, cetacei, tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini. Ma anche noi stessi.

Non a caso la legislazione europea sta cambiando, prefiggendosi sempre più l’obiettivo di incrementare l’uso dell’acqua di rubinetto: ne è un esempio la Plastic Strategy, ma anche la recente direttiva europea che ha sancito l’obbligo degli Stati membri di riciclare al 90%, ed entro il 2025, tutte le bottiglie in plastica per bevande.

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